suggerimento per una sceneggiatura: Pasternak

Boris Leonidovič Pasternak, d’ora in poi “il protagonista”, scrisse in sostanza un unico romanzo nella propria vita ed è, ovviamente, Доктор Живаго, più noto con la faccia di Omar Sharif nell’omonimo film. Il romanzo fu prontamente bandito in URSS a causa del fatto che metteva in cattiva luce alcuni aspetti della Rivoluzione d’Ottobre e il testo non fu il solo a essere perseguitato: anche “il protagonista” fu gradualmente isolato e costretto a una vita del tutto ritirata e complessivamente poverella.

Il fatto è che nel 1957 “il protagonista”, contattato e convinto da Giangiacomo Feltrinelli che in URSS qualche aderenza l’aveva, lasciò che il suo romanzo uscisse dal paese, per essere pubblicato – primo paese al mondo – in Italia, in un’edizione poi diventata storica. Da lì il passo fu breve e il successo fu contagioso in tutto il mondo, anche in ragione di un presunto anticomunismo di cui, a dire il vero, non era così permeato il testo. Certo, non era stato un invito a corte per il ballo, la Rivoluzione. Per ragioni analoghe, a “il protagonista” fu assegnato il Nobel per la letteratura l’anno successivo: prima che l’assegnazione fosse pubblica, “il protagonista” fu avvertito e ne fu, insieme, sorpreso e incredulo, nonché davvero molto lieto.

Ed è a questo punto che quella che finora pareva la storia di un successo letterario diventa un thriller e una spy-story: prendete nota, sceneggiatori di Olivùd, che è roba forte. Il regolamento dell’Accademia svedese prevede che il premio Nobel per la letteratura possa essere conferito a un autore che abbia pubblicato la propria opera nella lingua del paese d’origine. Tale requisito, come si è visto, difettava di certo a “il protagonista”, nonché Nobel in pectore.
Niente pubblicazione, niente premio.
O forse no. Gli inglesi e gli americani, che erano parecchio interessati alla vicenda perché – diciamolo – un Nobel a uno scrittore sovietico che espone considerazioni alquanto critiche verso il Nemico Rosso fa certo un sacco comodo, si organizzarono. La CIA e l’MI5 – e questa è storia – vennero a sapere di una copia del manoscritto del Dottor Živago a bordo di un volo aereo verso Malta, così fecero in modo di far deviare l’aereo e farlo atterrare in Germania (mi pare a Monaco ma bisognerebbe controllare; su, fate qualcosina anche voi, sceneggiatori). Entrarono così in possesso della copia, la fotografarono integralmente e la pubblicarono in una sola copia simulando in tutto e per tutto le edizioni sovietiche, con tanto di intestazione e riconoscimenti vari. Il tutto in pochissime ore, poiché l’annuncio ufficiale si sarebbe dato di lì a pochi giorni. Era praticamente fatta.

E fu così che “il protagonista”, entusiasta per la riuscita del piano anglo-americano, scrisse un telegramma a Stoccolma dicendosi incredulo ed emozionato per il conferimento del premio. Dopo di che, cominciò a organizzarsi per la trasferta. Ovviamente, però, non era l’unico a organizzarsi: non è che in URSS si può mandare un telegramma e poi preparare la valigina senza che nessuno lo venga a sapere. E così fu.
Il KGB, che già aveva subito lo smacco della pubblicazione del libro in russo, bussò alla porta de “il protagonista”, paventandogli non solo l’espulsione definitiva dal paese ma, anche, la confisca dei pochi averi rimastigli e ritorsioni di ogni forma e colore.
E fu così che “il protagonista”, e non oso immaginare quel momento, scrisse un altro telegramma a Stoccolma, o forse lo scrissero per lui: rinunciava al premio e faceva sua la posizione ufficiale del Cremlino. Così accadde. A “il protagonista” venne assegnata una dacia, anche piuttosto grande, e una certa sovvenzione mensile, di certo insufficienti a colmare la delusione che la rinuncia aveva scavato nella sua mente.
Due anni dopo, “il protagonista”, isolato e ormai settantenne, morì a Peredelkino, un complesso di dacie riservate agli scrittori sovietici.

Lo so, lo so, sceneggiatori della cippa, già state lamentando il fatto che l’epilogo drammatico poi mi deprime lo spettatore. Ma perché, dico io? Perché? Non sono forse drammatici alcuni dei più grandi film della storia? Non hanno forse conclusioni tragiche? Eccheppalle con ‘sto botteghino, non se ne può più. Siete schiavi, siete. Va bene, eccovi una fine degna: il Dottor Živago fu pubblicato in Unione Sovietica nel 1988 ed Evgenij Pasternak (il figlio de “il protagonista”) si recò a Stoccolma l’anno successivo per ritirare il premio che il padre non ebbe mai, con sontuosa cerimonia. Soddisfatti? Ma non provatevi, lo so che lo farete, jene siete, a mettere un agente segreto come “il protagonista” del film: quel ruolo spetta al sommo Boris Leonidovič Pasternak, che già tanto soffrì in vita.

E’ o non è un film grandioso? Altro che tizi blu su un pianeta del cavolo che poi non si capisce chi è chi e c’è uno che si chiama Sully. Questo è un film, altroché!

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